sabato 13 aprile 2019

Sull’essere – Περί όντος


Chi comincia a studiare la filosofia non incontra, in genere, difficoltà immense e, se le incontra, possono essere superate dall’impegno e dal supporto del θαύμα (thauma), lo stupore terribile e sbalordito dell’uomo dinnanzi alla realtà. C’è però qualcosa che si trascina nello studio, di anno in anno, simile a un sassolino nella scarpa. C’è un qualcosa che impedisce di concludere – contro la richiesta perentoria dell’anànke stènai[1] di Aristotele che, per altri motivi, impone proprio di concludere – e che ha a che fare con un’ambiguità permanente: l’apparente incompatibilità tra l’universale e il particolare, tra il comune e l’individuato.
Non è una questione da poco, anzi è forse la principale dell’ontologia: oppose l’eternidea di Platone alla sostanza di Aristotele e oppose i nominalisti ai realisti.
E quest’antica questione – che si potrebbe anche dire degli universali, ma è riduttivo – non solo impedisce di concludere, ma crea una confusione di termini reale, per cui l’idea di Platone è assai diversa da quella di Cartesio, così come i trascendentali classici sono differenti da quelli di Kant.

venerdì 12 aprile 2019

“Il servo arbitrio” di Martin Lutero


Con l’emanazione, il 21 settembre 1520, della Bolla[1] di condanna di Martin Lutero, Erasmo da Rotterdam cominciò a prendere le distanze dal riformatore tedesco con più determinazione rispetto al passato, intuendo un possibile scoppio di tumulti. Nonostante Erasmo preferisse di gran lunga restare un semplice spettatore dinnanzi agli eventi, che lentamente stavano precipitando, si lasciò convincere a scrivere una confutazione ufficiale del luteranesimo. Almeno tre pontefici[2] nutrirono una certa stima per il teologo di Rotterdam, favorita dalle suggestioni dell’Umanesimo, diffuse anche nelle residenze papali. Erasmo fu sollecitato da costoro a non rimandare ulteriormente la pubblicazione del testo. Altre pressioni giunsero dall’Inghilterra e dalla Sassonia finché, nel 1524, fu dato alle stampe il De libero arbitrio, conosciuto anche come Diatriba per l’editore Froben di Basilea[3].

Recensione del Decimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo – “Islam: un problema politico”


Questo Rapporto «apre una pista nuova» e, cioè, non solo s’interroga sulla realtà dell’Islam politico, ma ne analizza la sua «compatibilità o incompatibilità con i principi della Dottrina sociale della Chiesa». Così scrive mons. Giampaolo Crepaldi[1], per via della poca attenzione dei media e del mondo politico e culturale nei confronti dell’impatto sociale che l’Islam ha in ambito europeo. Due soltanto, a questo proposito, sembrano essere le preoccupazioni degli europei, a parere di Crepaldi. Quanto alle istituzioni politiche, si pensa di arginare ogni problema con il solo «principio di tolleranza». Quanto alla Chiesa cattolica, l’unica preoccupazione gira attorno all’urgenza di avviare il «dialogo interreligioso». Entrambi gli ambiti – civile e religioso – sembrano fondare ogni futura iniziativa nei confronti degli immigrati o dei cittadini musulmani sul «principio della libertà religiosa».
Calibrare tutto sulla libertà religiosa, però, «è insufficiente» – sostiene l’arcivescovo, poiché «in questo modo non si affronta il problema della verità delle religioni e quello delle particolarissime caratteristiche della religione islamica». Proprio a motivo della natura teologica dell’Islam, ad esempio, non ci si può limitare alla questione della semplice tolleranza, poiché da parte islamica non vi può essere un contraccambio, al punto che «un certo fondamentalismo è inseparabile» dalla religione di Maometto.

Assunzione della Beata Vergine Maria e risurrezione della carne

  di Silvio Brachetta L’assunzione, cioè l’elezione di una persona alla dignità divina, è uno degli aspetti della più generale risurrezione ...